BMW-TOYOTA: L’IDROGENO ORA NON È PIÙ UN MIRAGGIO di Paolo Artemi
La decarbonizzazione non è una strada a senso unico. Mentre il mondo dell’auto si interroga sul futuro, due giganti come BMW e Toyota hanno scelto di guardare oltre, unendo le forze in un’alleanza industriale che dura da oltre un ventennio. Il loro obiettivo? Dare all’idrogeno il posto che merita come vettore energetico d’elezione, non solo per le automobili, ma per un intero ecosistema che abbraccia il trasporto pesante, quello navale e l’industria.
La filosofia di BMW è chiara: offrire al cliente una scelta tecnologica ampia, che include l’elettrico a batteria ma che non può fare a meno delle fuel cell. Il risultato tangibile di questo impegno arriverà nel 2028, quando la nuova iX5 Hydrogen entrerà in produzione di serie. Grazie a un modulo innovativo con serbatoi piatti e una gestione integrata della batteria, promette 750 km di autonomia e un rifornimento fulmineo: meno di 5 minuti per il pieno, esattamente come siamo abituati con il diesel o la benzina.
Toyota, dal canto suo, conferma che il vero “nemico” da abbattere è la CO2. Con l’esperienza maturata sulla Mirai, e una flotta di taxi a Parigi che ha già macinato 100 milioni di chilometri, evitando l’immissione di tonnellate di emissioni nocive, il colosso giapponese dimostra che la tecnologia è matura. Non si tratta di teorie, ma di un network operativo che va dai pick-up agli autobus, fino ai generatori stazionari.
La sfida italiana: l’Hydrogen Valley lombarda
Il futuro dell’idrogeno si scrive anche in Italia, con un progetto pionieristico nel cuore della Lombardia: la H2iseO Hydrogen Valley. FNM, insieme con Ferrovie Nord e Trnord, partner strategici, sta trasformando la linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo nella prima tratta italiana interamente servita da treni a idrogeno. Sostituire i vecchi convogli diesel con i moderni Alstom Coradia Stream significa segnare una svolta radicale per il trasporto pubblico locale.
Ma non finisce qui. La strategia non si limita ai binari: prevede una rete di distribuzione stradale ad alta capacità, con stazioni di rifornimento a 350 e 700 bar già attive o in apertura a Milano e dintorni. Un ecosistema di produzione locale, capace di generare energia pulita tramite elettrolizzatori alimentati da biometano e sistemi di cattura del carbonio, che punta a diventare il modello di riferimento nazionale.
Il 2028 sarà un anno spartiacque: con l’arrivo dell’idrogeno di serie nelle concessionarie e la piena operatività dei treni in Valcamonica, la mobilità pulita smetterà di essere un progetto di laboratorio per diventare, finalmente, una realtà quotidiana.





